Feste, sagre e prodotti tipici: un legame difficile

Da aprile a ottobre spuntano come funghi lungo tutto lo Stivale (isole comprese), ma sono ammassate per lo più tra luglio e agosto, e sono uno dei tratti caratteristici dell’estate italiana: sto parlando delle feste di paese. Che si chiamino sagra, feste, festival, celebrazioni in onore di (quando c’è in mezzo il patrono) hanno tutte dei tratti in comune: sono dedicate a un prodotto culinario (materia prima o ricetta) e hanno nello stand gastronomico l’elemento centrale e di richiamo.

L’origine

La sagra nasce come festa religiosa (la parola deriva dal latino “sacer”, sacro) dedicata al santo patrono. Nelle comunità rurali, dove il legame tra religione e ritmi della campagna è molto forte, nelle celebrazioni del culto hanno finito per fondersi i riti legati all’agricoltura, connotando la sagra del tipico aspetto gastronomico, che oggi è prevalente.

La sagre moderne si diffondono a partire dagli anni ’50: nei centri a vocazione turistica e/o agricola si iniziano a organizzare feste di paese in cui l’elemento religioso è sempre più sfumato, quando non assente, mentre l’elemento centrale diventa la gastronomia. Una delle feste più importanti e apprezzate del Lazio, la Sagra del carciofo romanesco di Ladispoli nasce proprio nel 1950 su intuizione dell’allora neonata associazione Proloco, con il doppio scopo di promuovere il turismo nella cittadina balneare e di far conoscere e apprezzare la “mammola”, la tipica varietà di carciofo a testa grande e tonda coltivata nelle campagne circostanti.

sagre prodotti tipici

La sagra nasce come festa religiosa
quelle moderne si diffondono negli anni '50

Sagre “buone” e sagre “cattive”

Nel tempo la formula della sagra si è diffusa a macchia d’olio su tutto il territorio nazionale, dimostrandosi ecumenica, versatile e longeva. Al 2017 Confcommercio conta che nel Belpaese ogni anno si svolgono 27.000 sagre finte, per un giro d’affari di 558 milioni di euro. La definizione volutamente polemica della Confederazione serve a sottolineare il presunto giro d’affari sottratto alla ristorazione ufficiale in favore di un vasto sottobosco di associazioni e comitati dalla fiscalità spesso opaca, e requisiti igienici su cui spesso l’occhio benevolo della Pubblica Amministrazione sorvola.

In effetti basta fare qualche ricerca per rendersi conto che siamo arrivati ad un punto in cui, considerato un qualsiasi prodotto commestibile, possiamo aspettarci che da qualche parte esista una sagra dedicata. Così abbiamo feste dedicate a prodotti industriali o semi industriali, come la sagra della ciambella (quella del bar) o di pizze, pizzole, pizzolle, calzoni, piadine, pizza fritta, alla Nutella. E tra gli organizzatori troviamo associazioni sportive, rioni, contrade, associazioni di commercianti che, nella quotidianità, si occupano di altro, e vedono nella sagra un momento di autofinanziamento. La polemica di Confcommercio non è campata per aria: il legame originario tra prodotto tipico e manifestazione dedicata alla sua valorizzazione si è interrotto.

C’è da aggiungere però, che alcune sagre, anche di quelle non esattamente rigorose sul piano gastronomico, sono state in grado di inserire nei circuiti turistici piccoli centri altrimenti dimenticati: è il caso, ad esempio, della sagra delle fettucine al tartufo di Civitella Cesi, frazione lontana di Blera, un piccolo paese della Tuscia Viterbese. Ogni anni, nei giorni a ridotto di Ferragosto, il piccolo borgo medievale di Civitella si riempie di tavoli: per quattro giorni ogni via, piazzetta e incrocio dell’amena località si trasforma una sorta di trattoria all’aria aperta. La manifestazione, tra le più famose e apprezzate del suo genere nel Lazio, ha salvato, grazie al suo influsso sul turismo, un piccolo gioiello dall’abbandono e dallo spopolamento. E pazienza se il tartufo non è esattamente quello che proviene dai boschi di Blera.

E i prodotti tipici?

Andar per sagre è un’attività ricreativa, soprattutto un modo per passare una serata estiva più fresca e all’aria aperta, senza spendere una fortuna. Basta sintonizzare Facebook su qualche gruppo dedicato a questo genere di eventi (e magari distribuire qualche like alle pagine di un po’ di proloco) e aspettare; al limite si possono consultare periodicamente le directory online dedicate alle feste paesane. Se però si hanno velleità gastronomiche, e la curiosità per i prodotti tipici, allora non basta seguire pagine di autopromozione e portali dove i contenuti sono inseriti dagli organizzatori.
Purtroppo non esiste un Tripadvisor con le recensioni delle feste di paese, ma se una sagra è “vera”, è probabile che trovi informazioni sui portali delle Regioni (il compito di certificare la tipicità dei prodotti agricoli spetta al MIPAAF e alle Regioni), degli enti parco, o dei sindacati agricoli: prova a cercare su Google. Se invece sei nei paraggi di Roma e vuoi scoprire i prodotti tipici del Lazio girando per sagre, ti consigliamo di leggere anche il nostro articolo di approfondimento dedicato alla scoperta dei prodotti tipici del Lazio in 101 feste e sagre.