Kartell. La cultura della plastica | Taschen

Scrivere un libro di questi tempi è un’impresa coraggiosa, in un’Italia dove un cittadino su due non legge nemmeno un articolo di giornale, dove la cultura è messa in secondo piano, tant’è che non abbiamo nemmeno un ministro alla Cultura, ma per Taschen questo non è un problema, almeno non quando si tratta di Kartell. Parlare e scrivere di Kartell è come parlare di vita, parlare della storia della plastica, parlare di Milano, parlare di una famiglia, in una parola unica: Kartell. Parlare di Kartell è riempire 400 pagine di cultura  parlando della Louis Ghost di Philippe Starck, parlare della libreria Bookworm di Ron Arad, scherzare con i contenitori Componibili di Anna Castelli Ferrieri, illuminarci con la Taj di   Ferruccio Laviani, arredare con Panier di Ronan & Erwan Bourullec.

Ma Kartell non è solo questo, Kartell è innovazione a 360 gradi, Kartell è stile di vita, uno stile di vita che si sposa liberamente ai mobili antichi e moderni fino ad arrivare a quelli contemporanei. Kartell è riuscita a dare una seconda vita alla plastica, partendo proprio da un materiale povero e trasformandolo in oggetti rivoluzionari nella concezione e nella produzione, prodotti che portano alta la bandiera del del Made in Italy. E’ stato proprio Giulio Castelli a crederci nel potenziale creativo della plastica, potenzialità inespresse all’epoca nel mondo dell’interior design, mentre Claudio Luti, genero del fondatore ed attuale presidente, ha fatto respirare all’azienda quell’area internazionale, scegliendo di allearsi con designer di fama internazionale e aprendo al mercato con canali di distribuzione in tutto il mondo.

In copertina non poteva mancare l’iconica Eros Swivel Chair di Starck.

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Mi nutro giornalmente di design, moda, food e fotografia. Curiosa a 360 gradi